Da febbraio 2017 è disponibile nei negozi e sulle piattaforme digitali “Le Sette Stelle”, il nuovo lavoro dell’ensemble Sentieri Selvaggi, fondato nel 1997 da Carlo Boccadoro, Filippo Del Corno e Angelo Miotto. Il disco del ventennale, il primo per Deutsche Grammophon, rappresenta un traguardo importante e il coronamento di un percorso di promozione della musica contemporanea presso il grande pubblico, offrendoci  un panorama delle possibilità creative a disposizione degli autori di oggi. I diversi mondi sonori presenti in “Le Sette Stelle” hanno come fattore comune l’alto virtuosismo della scrittura strumentale, che spinge interpreti di altissimo livello al limite delle loro possibilità. Un progetto coerente e serrato che si declina in sei intensissime composizioni musicali legate l’un l’altra quasi a comporre un’unica traccia. Rai Com partecipa come editore, a questo prestigioso progetto per il tramite di due dei suoi artisti di punta: Filippo Del Corno e Mauro MontalbettiDogma 3 di Filippo Del Corno è la terza composizione di un ciclo di sei brani ispirato al manifesto estetico nel quale i registi Lars Von Trier e Thomas Vintenberg hanno fissato una serie di regole spartane per la realizzazione dei propri film. Allo stesso modo, Del Corno scrive un decalogo di “cose che non è possibile fare” durare la composizione del pezzo, ed è proprio questa serie di limitazioni impietose ed estremamente stringenti ad accendere la sua fantasia. Con pochissimo materiale Del Corno ci rappresenta un panorama ossessivo, claustrofobico, dove gli elementi vengono ripetuti trascolorando in microvariazioni timbriche e ritmiche. L’atmosfera è violenta, le dinamiche quasi sempre utilizzate in modo estremo, da sezioni caotiche a oasi di improvviso silenzio. Consonanza e dissonanza si alternano, larghi spazi diatonici cozzano contro intervalli ultracromatici, in un gioco continuo di contrasti che sorprende l’ascoltatore senza fargli mai prevedere quale sarà la prossima mossa. La pulsazione ritmica non ha mai tregua, spinge senza sosta verso un obiettivo finale non dichiarato, finché il brano si interrompe di colpo, senza arrivare ad una vera e propria conclusione. Voce tra le voci di Mauro Montalbetti si avvale di una strumentazione decisamente singolare: oltre al vibrafono solista, presenta flauto contralto, viola, pianoforte, violoncello e clarinetto basso (e contrabbasso). Il contrasto è, dunque, nettissimo tra la voce luminosa squillante dello strumento solista e il colore scuro, quasi notturno, degli altri musicisti. Negli ultimi anni Montalbetti si è avvicinato al mondo dell’improvvisazione, collaborando anche con diversi musicisti jazz. Ma il suo linguaggio non cerca in alcun modo di imitare lo stile jazzistico: cerca bensì di inserire all’interno di una scrittura compositiva raffinatissima e totalmente pianificata degli spazi in cui il protagonista (il vibrafonista Andrea Dulbecco) possa improvvisare. L’interesse di questo tentativo sta nel cercare di eliminare le barriere tra ciò che è scritto e ciò che viene improvvisato. La fusione stilistica operata da Montalbetti è talmente riuscita che all’ascolto è impossibile distinguere tra libertà e scrittura, tra estro momentaneo e meticolosa organizzazione di altezze e armonie.

 

Roma, 22 febbraio 2017